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Il pellegrinaggio notturno a piedi

Il pellegrinaggio notturno a piedi si tiene ogni sabato, dal primo dopo Pasqua all’ultimo di ottobre con partenza a mezza notte da Roma, Piazza di Porta Capena, e arrivo alle ore 5 della domenica al Santuario.
Oltre ai pellegrinaggi del sabato ne sono previsti due straordinari: il 14 agosto, vigilia dell'Assunzione di Maria SS.ma, ed il 7 dicembre, vigilia dell'Immacolata Concezione.
I pellegrini della notte percorrono la Via Appia Antica fino al Quo Vadis, quindi la Via Ardeatina, passando sopra le Catacombe di San Callisto e davanti al Mausoleo delle Fosse Ardeatine; essi portano ai piedi della Vergine, insieme alle proprie intenzioni, anche le necessità, le speranze della città eterna e la missione della Chiesa di Roma.
Per partecipare non occorre prenotazione.



I testi del pellegrinaggio

Scarica i testi del pellegrinaggio notturno a piedi da Roma al Santuario in formato pdf » Canti dei pellegrini
» Pellegrinaggio notturno a piedi da Roma al Santuario:
Parte I: da Piazza di Porta Capena al vecchio dazio
Parte II: dal vecchio dazio al Santuario
» Itinerario della fede nella notte


Multimedia


Il pellegrinaggio notturno a piedi da Roma al Santuario raccontato dal Rettore del Divino Amore
in un'intervista a Radio Vaticana.







Il pellegrinaggio notturno in un filmato di repertorio






Nella notte in cammino con Maria

L'arrivo del pellegrinaggio alla Torre del primo miracolo secondo una foto d'epoca «Ma voi non sentite che cosa cantano e a chi?»: perfino ad un noto anticlericale come Giosuè Carducci, il poeta autore dell’inno A Satana, è capitato di commuoversi al passaggio dei pellegrini del Divino Amore. Era una calda sera di primavera di oltre 100 anni fa e l’anziano uomo di lettere, intento a prendere un po’ d’aria sul balcone dell’abitazione in cui era ospite, fu visto lacrimare. Nessuno dei presenti, inizialmente, capiva il perché. Forse pensava a qualcuno lontano, ricordava qualcosa di perduto, fantasticava di un sogno. Gli domandarono cosa avesse. Ed egli indicando sotto: «Ma non li sentite?».

Passavano per la strada i pellegrini diretti al Santuario di Castel di Leva, i quali cantavano come si canta solo in campagna, con i versi fortemente scanditi, distanziati dalla sillaba finale su cui la voce giunge pienissima per poi lentamente smorzarsi. Quel canto di lode a Maria sovrastava il rumore e il vocio della strada e ridestava anche nel cuore indurito di un vecchio «mangiapreti» la nostalgia di una umanità più lieta. L’avere ascoltato quei canti, l’essersi imbattuto, anche se solo osservandola da lontano, in quella porzione di popolo di Dio pellegrinante, aveva potentemente diradato la nebbia del suo animo. Per un attimo, forse solo per un attimo, aveva avuto la nitida percezione di una realtà che sorprendentemente rispondeva alle attese inappagate del proprio cuore.

Il pellegrinaggio al Divino Amore secondo una foto d'epoca È questa la forza del pellegrinaggio: l’essere il paradigma della vita cristiana. L’essere cioè l’immagine di una umanità nuova che è cosciente del proprio destino, che sa che la propria vita non sfocia in un nulla indefinito. Una umanità che sa che il camminare – così come il vivere quotidiano, il sudare, il lavorare, l’amare, il lottare, il morire – ha un significato, ha una meta. Una umanità, infine, che sa che questa meta si è fatta incontro, si è resa compagnia stabile, ha preso dimora sulla terra incarnandosi nel seno della Vergine Maria ed è presente ogni giorno nella vita della Chiesa.

Una umanità così potrà anche soffrire, potrà essere ridotta agli stenti, ma, poiché vive della grazia di Dio, sarà sempre lieta. Per questo canta, per questo anche solo la sua vista commuove. «Non c’è da meravigliarsi – scriveva negli anni trenta Don Umberto Terenzi – se nonostante le profanazioni e l’abbandono materiale del sacro colle, le folle dei pellegrini avevano seguito ad affluire costantemente al Santuario nei mesi tradizionali di maggio e giugno, perché la devozione al Divino Amore era stata sempre grande».

Il pellegrinaggio al Divino Amore nella sua tappa a Porta San Sebastiano Sin dal 1740, anno del primo miracolo, i romani più devoti percorrono a piedi i quattordici chilometri che separano la città da quell’immagine miracolosa. L’appuntamento, ogni sabato sera dalla Pasqua sino alla fine di ottobre, è da decenni nello spiazzo antistante l’edificio che ospita la Fao, nei pressi delle Terme di Caracalla. Ancora oggi, dopo la mezzanotte, è facile incontrare la lunga fila di pellegrini con le torce accese che si incamminano verso Porta San Sebastiano lungo la via Appia Antica. Alternando il canto alla preghiera, alle litanie, alla recita del rosario, il corteo dei fedeli sfila dinnanzi alla chiesetta del «Quo vadis», alle catacombe, al mausoleo delle Fosse Ardeatine, in un suggestivo itinerario di fede e di memoria che si conclude, quando è ormai l’alba, al Santuario di Castel di Leva.

Tratto da Fabrizio Contessa-Costantino Ruggeri, Madonna del Divino Amore, Ed. San Paolo

Per partecipare al pellegrinaggio
Liturgia della soglia
La testimonianza di un pellegrino.

Il libro 'MANUALE DEL PELLEGRINO' Il libro 'MANUALE DEL PELLEGRINO'

MANUALE DEL PELLEGRINO
In Cammino con Maria

A cura di Don Pasquale Silla,
Roma 1996 pp. 368

"... Questo manuale di preghiera viene presentato con l'auspicio che sia utile per far crescere nel dialogo e nella comunione con Dio...". Queste le parole di Mons. Pasquale Silla, Rettore del Santuario della Madonna del Divino Amore, che, meglio di qualsiasi recensione, presentano il Manuale del Pellegrino. Il manuale, propone nell'incontro con Maria, la via della Fede, l'impegno della carità, la forza della missione.
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