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I coniugi Beltrame Quattrocchi: il matrimonio cristiano come cammino di santità




Biografia dei Beati

1. Le origini e la formazione della famiglia

Luigi Beltrame, di origini friulane, nacque il 12 gennaio 1880 a Catania, dove suo padre, Carlo, funzionario della Prefettura, era stato trasferito subito dopo la proclamazione del Regno d'Italia.

Maria Corsini nacque a Firenze il 24 giugno 1884 da Angiolo Corsini e Giulia Salvi e venne battezzata il 28 dello stesso mese.

Maria e Luigi si conobbero a Roma, negli ultimi anni dell'Ottocento, nell'ambito delle rispettive famiglie e di comuni amicizie. Ancora giovanissimi consacrarono il loro vincolo d'amore il 25 novembre 1905 nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove negli anni a venire si recavano ogni giorno per assistere alla messa mattutina e dare così un profondo senso cristiano all'intera laboriosa giornata di entrambi.

Maria provvedeva alla casa: oltre ai tre figliuoli sopraggiunti nei primi quattro anni di matrimonio, i quali facevano a gara a movimentare il piccolo santuario domestico, doveva accudire, nel calore accogliente di un unico focolare, i suoi nonni e i suoi genitori.
Luigi era un coscienzioso e stimato Avvocato dello Stato: in virtù delle sue doti umane e professionali, giunse in seguito ai più alti vertici della carriera e ad incarichi di alto prestigio.

Tutti e due fortemente impegnati in un comune cammino di crescita interiore, seppero riversare, come all'unisono, la profondità e la ricchezza di una vita di fede semplice e concreta, nella formazione umana e spirituale dei figli.
Infine, instancabili testimoni di carità e generosità evangelica, profondevano il rimanente patrimonio di operosità e di energie nell'apostolato al servizio della Chiesa locale e dei prossimi più svariati, senza nulla sottrarre agli altri doveri del loro stato di vita.

Nell'Autunno del 1913 la comune esultanza per l'annunzio di una quarta maternità venne improvvisamente sconvolta dall'atroce prognosi di un rischio di vita gravissimo. Due tra i migliori ginecologi di Roma consigliarono l'immediata interruzione della gravidanza, per tentare di salvare almeno la madre non ancora trentenne.
I due sposi, cementati dalla comunione di preghiera e di grazia, furono pronti all'eroismo della fede e della carità: la risposta concorde e univoca di entrambi, resistente ad ogni tentativo di dissuasione, fu quella, evangelicamente drammatica, dell'adesione senza riserve alla volontà di Dio e del totale affidamento ai misteriosi e amorevoli disegni della sua Provvidenza.

Il 6 aprile del '14 arrivò in dono, all'ottavo mese, quella Enrichetta che sarà poi, fino all'ultimo, il sostegno, il conforto, la tenerezza dei genitori, colmando d'amore il vuoto lasciato dai due fratelli e dalla sorella maggiore, tutti e tre usciti di casa tra il 1924 e il 1927 per consacrarsi al Signore.

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2. Protagonisti dell'Associazionismo cattolico

Già nel 1912, Maria, impegnata con l'apostolato della parola e della penna ad affrontare e diffondere le soluzioni cristiane ai problemi della famiglia e dell'educazione, sposina ventottenne, prima ancora della quarta drammatica gravidanza, aveva dat inizio alla lunga serie delle sue pubblicazioni di carattere formativo ed ascetico dato alle stampe: La madre nel problema educativo moderno.

Luigi, allergico a qualsivoglia tessera associativa per una correttezza etica di correttezza professionale, appoggiò apertamente, attraverso l'amicizia con Don Sturzo, il nascente Partito Popolare, ma visse la sua intensa e coerente pratica religiosa senza farisaica ostentazione e senza compromessi di sorta. Affiancò la sposa in piena e operosa sintonia di fede: nell'impostazione evangelica del cammino di grazia della comunità familiare, autenticamente vissuta come "chiesa domestica", nella soluzione soprannaturale di qualsiasi problema che la riguardasse, specialmente circa l'educazione dei figli; nella piena adesione - talvolta sofferta - alle molteplici iniziative di leinel campo dell'apostolato; nella concezione ed elaborazione dei suoi scritti, dalle serali e animate discussioni sui contenuti ( e talvolta anche sulla forma), fino alle trattative non sempre facili con gli editori, e nell'accuratissima correzione delle bozze.

Quando nel 1916, in piena prima guerra mondiale, approdò in Italia il movimento scoutistico, sorse l'associazione Scoutistica Cattolica Italiana (ora AGESCI). I coniugi Beltrame Quattrocchi vi aderirono subito con entusiasmo, partecipando insieme alle prime riunioni programmatiche e divulgative, iscrivendo i due figliuoli maschi al Reparto Roma V di cui Luigi divenne il primo presidente. Poco dopo, egli venne chiamato a far parte del Commissariato Centrale, a fianco del primo Capo Scout italiano, il Conte Mario di Carpegna, dell'illustre scienziato gesuita padre Gianfranceschi, e di altri pionieri del laicato cattolico maschile del tempo.

Alcuni anni dopo, Luigi, colpito dalla situazione di abbandono dei ragazzi di strada della zona della Suburra, un settore spiritualmente e moralmente depresso e abbandonato del medesimo quartiere Esquilino, insieme con un collega, il Prof. Gaetano Pulvirenti, amico carissimo e di pari sensibilità religiosa, fondò presso la Basilica di Santa Prudenziana in via Urbana un oratorio festivo che in breve si popolò di ragazzi. Vi furono presto cresime e prime comunioni.

In quegli stessi anni, Anche Maria Beltrame venne a contatto con i vertici nazionali del movimento cattolico femminile. Già da tempo impegnata con il gesuita Padre Ansuini nella diffusione dell'Apostolato della Preghiera, incontrò Padre Matheo Crawley, Apostolo dell'Intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù nelle Famiglie benedetto e incoraggiato da Pio X, Benedetto XV e Pio XI.
Padre Matheo stabilì il suo quartier generale romano nell'ospitale focolare di via Depretis, da lui ribattezzato "Betania". Fu proprio intorno alla mensa vivace di quella "Betania" che egli s'incontrò più volte a colazione con Annibale Barelli e con Padre Gemelli, attizzando quella fiamma che fece della Università Cattolica di Milano e della Gioventù Cattolica Femminile un faro di irradiazione della "Regalità d'amore del Cuore di Gesù nelle famiglie" e una fucina di anime appassionatamente innamorate di Dio.

Ben presto Maria venne chiamata a far parte del Consiglio Centrale della Unione Femminile Cattolica Italiana, in qualità di incaricata nazionale per la religione, e i membro effettivo del Segretariato Centrale di studio.

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3. Le vocazioni dei figli

Mentre i figli crescevani in un clima così pregno di forti esperienze di grazia, aperto peraltro oltre che allo scoutismo, alle amicizie, alla musica, al ciclismo, alla montagna, allo sci, alla scoperta della natura, il Cuore di Gesù solennemente "intronizzato" al posto d'onore sopra il caminetto in sala da pranzo, nel vivo del cuore della famiglia, faceva maturare spontaneamente nei primi tre, quasi in contemporanea, all'insaputa l'uno dell'altro, il seme di una chiamata che venne accolta dai genitori con molto equilibrio e con altrettanta discrezione, ma anche con immensa gioia riconoscente, e con la pienezza di un dono a Dio senza riserve.

All'indomani di un'udienza privata concessa da Pio XI a tutta la famiglia, i due figli maschi lasciarono il nido nel medesimo giorno, il 6 novembre del 1924, per rispondere docili alla chiamata del Signore, dopo aver recitato un corale "Magnificat", davanti al quadro del Sacro Cuore.
Al mattino, il primogenito Filippo (poi don Tarcisio) venne accompagnato da tutta la "comunità" al Collegio Capranica. Nel pomeriggio, Cesarino (poi don Paolino), fu accompagnato all'Abbazia di San Paolo fuori le Mura, dove lo attendeva con paterno affetto l'Abate Schuster, che già da anni aveva stretto profondi rapporti spirituali con l'Avv. Beltrame. Questi era divenuto assiduo frequentatore e zelante promotore dei famosi "ritiri minimi" di fine settimana in San Paolo, animati oltre che dallo stesso Schuster, da Mons. Montini e da Fratel Alessandro Alessandrini, dedicati a turno a varie categorie selezionate di laureati, funzionari e professionisti.

Tre anni dopo, fu la volta della secondogenita, Fanny, che nel 1927 varcò, ventenne, le grate della clausura delle Benedettine del Santissimo Sacramento di vias Bellotti in Milano, dove, con il nuovo nome di Maria Cecilia, ha servito fedelmente il Signore fino a quando, il 1 marzo del 1993, lo Sposo Divino l'ha chiamata a sé.

Divisa tra il pianoforte e gli studi classici, gli affetti e le cure domestiche, le attività vincenziane e le amicizie, l'appassionata attrattiva per una scelta nuziale nel calore benedetto di un proprio nido d'amore popolato di bambini, e il fascino della riva già conquistata dai fratelli nella consacrazione totale, non nascondeva una netta simpatia per il Carmelo, sulla scia di Teresa di Lisieux e di Elisabetta della trinità, che in quegli anni dominava la scena della spiritualità. Ma, dapprima, l'età ancora troppo giovane e, in seguito, l'obiettiva constatazione che la sua fragile salute, condizionata dalle peripezie della sofferta nascita, non le avrebbe consentito di affrontare le austerità di una rigida vita claustrale, indussero sia lei che i genitori, con l'autorevole parere di illustri maestri di spirito, a cambiare rotta e a volgere il timone verso i lidi di una nascosta consacrazione all'interno del santuario della "Betania" familiare, sotto la biblica regola patriarcale del Quarto Comandamento.
Tuttavia, se non vi fossero stati tali impedimenti, Luigi e Maria, sempre in piena sintonia, si erano già esplicitamente dichiarati disponibili ad offrire al Signore anche l'ultima figlia, traendone anche sorprendenti conseguenze: in effetti, aperti a nuovi sconfinati orizzonti d'amore, come scrisse Maria ad una carissima amica d'infanzia, poi religiosa domenicana: «Se anche Enrichetta avrà la vocazione, Luigi ed io entreremo anche noi in religione».
Ma anche senza approdare alla progettata duplice soluzione "claustrale", il cammino di ascesa spirituale continuò inarrestabile nella comune docile rispondenza alla voce dello Spirito. Maria trovò una diuturna ed efficientissima direzione spirituale nel venerando teologo domenicano padre Garrigou-Lagrange.
A sua volta, Luigi si affidò alla paternità spirituale di alcuni devoti sacerdoti romani.

In questa nuova situazione rimanevano ormai tempi molto più lunghi da dedicare al Signore. Alla preghiera personale e comune sempre più intensa, in primo luogo per la fedeltà dei figliuoli al dono della divina chiamata, si aggiunse, una preziosa corrispondenza epistolare con i figli.
Filippo, dopo un primo anno al Capranica, aveva raggiunto il fratello minore a San Paolo, divenendo don Tarcisio. Ma nel 1929 tutti e due erano passati all'Abazia di San Giovanni in Parma, da dove in seguito don Tarcisio venne incorporato nella nuova fondazione benedettina di Santa Maria della Scala a Noci, in provincia di Bari.

Maria andava a trovarli con Enrichetta tre o quattro volte all'anno, trattenendosi per qualche giorno. Visite du untensa comunione spirituale, che prolungavano i colloqui familiari di un tempo. Per lunghi anni, finché le forze lo sostennero e le circostanza lo permisero, Luigi affrontò con gioia la fatica di raggiungere ogni mese i figli lontani. Per tre volte orni mese, al sabato sera prendeva il treno, per Milano, o Parma, o Bari e, dopo un'intera notte di viaggio, passava con il figlio di turno le poche ore consentite dagli orari monastici, amabilmente fraternizzando con gli altri monaci, assumendosi ben volentieri il carico di pratiche da sbrigare o da sollecitare a Roma, che immancabilmente gli venivano affidate dal padre Abate, dai monaci, o ...dagli amici dei monaci. A sera, dopo aver partecipato al canto di Compieta, si assoggettava ad un'altra notte di treno, comunicandosi, appena arrivato, a Santa Maria Maggiore, e senza passare da casa, raggiungeva in perfetto orario l'ufficio, rinviando all'ora di colazione l'atteso resoconto della "missione" compiuta.

Fu così per anni, anche quando la guerra, oltre a rendere più ardui i trasporti ferroviari, trasferì i due figli, chiamati alle armi come cappellani militari, il primo alla base sommergibili di Taranto - con frequenti e fortunosi imbarchi - e l'altro con base a Fiume, ai confini con la Jugoslavia. Don Paolino ricorda che il treno notturno da Roma arrivava a Fiume, quando era in orario, alle 11,30. e il babbo, per prima cosa, si faceva accompagnare alla Chiesa dei Cappuccini per farsi amministrare la Comunione dal figlio. Erano allora in vigore le ferree norme del "digiuno eucaristico dalla mezzanotte", e Luigi, dalla sera prima, non mandava giù nemmeno un bicchiere d'acqua! Così più o meno ogni mese, fino all'agosto del 1943!

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4. Iniziative di apostolato

Nel frattempo all'interno e al di fuori della famiglia si moltiplicarono a macchia d'olio le più varie e impegnative ttività di apostolato che in un continuo crescendo contrassegnarono senza soste il lungo cammino di fede, servizio, carità e donazione di Luigi e Maria nei tempi convulsi che precedettero, accompagnarono e seguirono gli eventi della seconda guerra mondiale.

Luigi era stretto dagli ingranaggi delle accresciute responsabilità civili e professionali, e insieme sempre più impegnato nel discreto e capillare apostolato d'ambiente nel suo sconvolto mondo del lavoro, aperto alle tematiche dela cultura religiosa e delle esigenze etico-sociali del paese. Non si tirò mai indietro ogniqualvolta, spesso per il tramite di Maria o di qualche sacerdote amico, si trattò di venire in aiuto di famiglie in difficoltà o di persone in pericolo (ebrei, perseguitati politici, ricercati, fuggiaschi...) non esitando ad esporsi in prima persona a gravissimi rischi di rappresaglie, e malgrado casa Beltrame fosse adiacente ai palazzi del Viminale, brulicanti giorno e notte di milizia e polizia fascista e SS tedesche, talvolta appostati proprio presso l'androne del loro caseggiato.

Maria, affiancata dall'inseparabile Enrichetta, ebbe il campo libero per rispondere senza risparmio di tempo o di energie alle sempre nuove esigenze della carità sociale, tanto in campo ecclesiale che in quello civile.

Maria, ormai quasi sessantenne, ed Enrichetta, mobilitate già dal tempo della guerra d'Africa come "Infermiere Volontarie" della Croce Rossa, si sottoposero a intensi corsi di lezioni teoriche e di tirocini pratici con relativi esami di diploma, specializzazione in chirurgia e malattie tropicali, patente automobilistica per poter guidare le ambulanze militari, stressanti turni di servizio negli ospedali militari, anche dislocati fuori Roma, turni di assistenza notturni a feriti e operati, servizi di accoglienza e ristoro in stazione per i profughi e gli sfollati, confezione, raccolta e distribuzione di indumenti e viveri, e via a non finire.

Ci limitiamo qui ad indicare alcune delle altre molteplici iniziative di cui Maria fu appassionata promotrice, nella sua inesauribile capacità di donazione, in una indomita operosità di animazione, sorretta da una resistenza fisica che aveva del prodigioso, in stretta comunione di ideali e di azione con Luigi:Adorazione Notturna; Unitalsi: lui barelliere, lei infermiera, con il treno degli ammalati, ogni anno a Lourdes, qualche volta a Loreto, finchè le forze lo consentirono; "Rinascita Cristiana": gruppi per signore fondati e guidati da Maria nell'inesauribile ospitalità di via Depretis, poi impiantati e in parte seguiti anche fuori Roma, sempre con l'assistenza di dotti e devoti sacerdoti; gruppi maschili per i rispettivi mariti, animati da Luigi, oltre che per colleghi ed amici, fino alla nascita di uhn gruppo misto per giovani coppie, in cui le riunioni si spostavano di mese in mese nella casa dove era in arrivo l'ultimo rampollo; "Fronte della famiglia" (movimento nato in seno all'Azione Cattolica del dopoguerra) in cui, oltre alla condivisione con Maria dell'impegno nelle idee e nelle programmazioni, Luigi si alternò spesso con i professori Marucchi, Gedda, Negro, Colini, Morra, con padre Spiazzi ed altri, nelle lezioni ai corsi e nelle conferenze, mentre Maria sostenne per un anno tutto l'onore dell'efficientissimo Comitato Romano, di cui fu l'instancabile vicepresidente e animatrice: servizio di patronato, ufficio assistenza, colonie estive, corsi di preparazione per fidanzati, assistenza per le famiglie numerose, consultorio, comitato per la moralizzazione del cinema, pubblicazione e divulgazione stampa, eccetera.

Un discorso a parte meriterebbero le innumerevoli iniziative private e familiari di carità, di preghiera, di accoglienza, di ascolto, di comprensione, di soccorso, di consiglio, di conforto, di richiamo, di sostegno, di recupero, di pacificazione, di ritorno, di perdono, di luce, di grazia...per le quali tanto Maria che Luigi riuscivano sempre a trovare tempo e all'occorrenza spazio, ma soprattutto amore. Almeno tre furono i sacerdoti che, dai primi passi nel seminario, furono accompagnati fino all'altare a completo carico di Luigi e Maria Beltrame, e più ancora la comunità di claustrali che soprattutto nelle ristrettezze della guerra sopravvissero in forza, umanamente, del loro discreto servizio alla Provvidenza.

Più volte furono "punto di approdo" e "scialuppe di salvataggio" per tante pecorelle disorientate, in particolare per anime consacrate che avevano smarrito la via, per matrimoni in crisi, per rifiutate maternità...Ma si tratta di un terreno in cui entrambi, con la più delicata discrezione, operarono in evangelica silente carità sotto lo sguardo di Dio, e a Lui solo ne è riserbato il computo, pe tesaurizzarlo nel Regno dei cieli.

Riportiamo qui, per concludere, alcunio tratti della commemorazione ufficiale che Luigi Gedda tenne nella sala Borromini, in occasione del primo anniversario della nascita al cielo di Luigi:"...L'Azione Cattolica è essenzialmente spirito, è vocazione all'apostolato, è proporsi un termibne ultraterreno che non riguarda soltanto l'individuo ma la collettività. In questo senso, mi sembra che l'avvocato Beltrame Quattrocchi fosse un uomo di Azione Cattolica nella sostanza, che egli fosse un apostolo militante nella vita della Chiesa. E come tale sia concesso a me, che non ebbi con lui un'assidua comunanza di vita, ma che a tratti ricevetti dalla sua luce raggi che hanno illuminato la mia vita e la mia residenza in Roma, sia concesso a me di ricordarlo come apostolo. Egli fu certamente apostolo attraverso la sua professione. Luigi Beltrame Quattrocchi animava di fede la sua professione, e attraverso di essa testimoniava il senso di Cristo e la sua giustizia. Dava agli uomini che lo avvicinavano per ragioni di professione il senso di ciò che il Cristianesimo vale nel dirimere, nel dirigere i rapporti umani. La giornata appariva scandita da un meticoloso ordine: dalla Comunione del mattino, agli orari lavorativi, all'incontro di mezzogiorno, alla passeggiata della sera per acquistare il giornale, al Rosario in comune, davanti al Sacro Cuore,prima di andare a dormire. Apostolo nella professione, apostolo nella famiglia.
In questo primo naturale campo di missione, la figura di LOuigi Beltrame Quattrocchi si staglia come quella di un capofamiglia d'eccezione. Ed anzitutto con la sua Sposa. Ed è precisamente da questo matrimonio che Luigi Beltrame Quattrocchi ha irradiato intorno a sé la forma e l'essenza di un grande apostolato: l'apostolato coniugale. Apostolo nella famoglia verso la Sposa, verso i figli. Apostolato, la misura del quale si intravede nei suoi quattro figli, viventi della vita stessa di Dio. Ed è bello che questa pianta frondosa, ricca di fiori e di frutti abbia saputo in omaggio all'Eterno trasformarsi quasi in una grande croce benedicente, che ripete agli uomini in nome di Dio e nel nome di Luigi Beltrame Quattrocchi, parole di redenzione e parole di salvezza. Apostolo nella professione, nella famiglia, nella società: ricordiamo come'Egli amasse i poveri, ma ricordiamo che questo suo apostolato sociale non si fermava alle forme consuete, di prammatica, ma sapeva cogliere il significato e l'applicazione anche moderna, anche richiesta dalle esigenze moderne".

Il 9 novembre 1951, dall'amato tepore della "Betania" di vai Depretis, Luigi Beltrame Quattrocchi era passato al premio. Quattro giorni prima la sconfinata bontà del Signore aveva disposto,attraverso un misterioso intreccio di circostanze, che tutti e quattro i figli, compresa la dilettissima suora di clausura, Maria Cecilia, si trovassero riuniti per poche ore a Roma, proprio nel giorno anniversario dell'inizio del grande esodo del 1924. Intorno al "patriarca", tutta la famiglia ancora una volta aveva avuto la gioia di rinnovare la consacrazione al Re divino. Dopo pochi giorni il servo fedele entrava nella gioia della reggia del suo Signore.

Passarono altri 14 lunghissimi anni.
"Nell'attesa della beata speranza", Maria Beltrame, lacerata nel fondo dell'animo ma non distrutta, superato nella preghiera e nella fede l'umano smarrimento della vedovanza, riprese a dedicarsi a pieni ritmi alle iniziative già vissute a fianco di Luigi. Riprese anche a scrivere, a pubblicare, a ristampare, sempre sul tema cristiano della famiglia.
In occasione del primo anniversario, vergò, per i più intimi, il più prezioso dei suoi scritti: L'ordito e la trame: Radiografia di un matrimonio. Brevi pagine grondanti dolore umano, ma svettanti nel sublime della fede e dell'amore, in cui nel rievocare circa mezzo secolo di vita sponsale, condivisa all'unisono con il compagno incomparabile donatole da Dio, scioglieva un carme al mistero sacro della chiesa domestica.

Tra il 1953 e il 1955, oltre ad alcune riedizioni, scrisse e pubblicò altri tre libri.
Il 21 agosto del 1965, Maria andò in macchina con Enrichetta fino a Milano, per la sua visita regolamentare alla sua suor Cecilia, a cui confidò: "Ho offerto la mia vita al Signore, perchè il mondo vada uin po' meglio".
Rientrate nell'amatissima residenza casentinese di Serravalle, già pregustava, per fine mese, la visita prestabilita a Frattocchie, ma... non fece in tempo.
il 25 agosto, appena terminata la recita dell'Angelus di mezzogiorno, Maria, al braccio della sua Enrichetta, spiccò il volo afflosciandosi senza un lamento, chiamata a ricongiungersi al suo Sposo nella Betania celeste.

I loro resti benedetti già fraternamente ospitati dalla comunità delle Trappiste di Vitorchiano (Viterbo), nel mistico silenzio di una medesima Cappella, in cui sono custoditi quelli della Beata Maria Gabriella Sagheddu, a seguito della Beatificazione celebrata il 21 ottobre 2001 in Piazza San Pietro, sono stati solennemente traslati in Roma, dove insieme attendono la risurrezione nella Cripta del Santuario del Divino Amore.

Tratto da "Messa Meditazione. Il Vangelo: vita nella tua vita" - novembre 2006, anno VI, n.71, Edizioni Art)







Si prende cura della memoria dei Beati, l'Associazione A.MAR.LUI, voluta da Enrichetta Beltrame Quattrocchi e riconosciuta dal Vescovo di Pescara il 18 giugno 2010.
www.luigiemaria.com
info@luigiemaria.com



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